recensioni

“La Storia ci darà ragione”

R.”F”.Antoni

Citando il “maestro” vi auguro una buona lettura con le recensioni che sono state scritte sul nostro ultimo CD “La Ragazza col coltello”

L’ariele (Mr.G.)


Rockerilla logo Aprile/Maggio 2010
Lorenzo Pioppi Voto 8/10

Ci sono davvero tanti motivi per cui il nuovo album dei PAY potrebbe tranquillamente salire sul podio dei migliori dischi del mese dando la paga a nomi molto più altisonanti.
Per prima cosa “La ragazza col coltello”raggiunge la luce dopo un’attesa infinita durata ben cinque anni dal suo precedente Federico Tre (e il destino infausto), una pank rock opera ( si, si con la A a loro piace così) come sempre molto arguta. E poi, diciamolo, Mr Grankio e soci se lo meritano proprio. Sono anni che si sbattono, sono anni che pubblicano ottimi dischi e sono anni che andrebbero posti sotto un faro ben più luminoso. Ma si sa, nel paese di Maria De Filippi questi suoni difficilmente arrivano oltre alle consuete orecchie abituate a certe sonorità e riconoscenti verso litri e litri di sudore versati, spesso in cambio di una sola pacca sulla spalla e un bel calcio in culo. “La ragazza col coltello” è la dimostrazione che si può fare un album davvero bello, cantato interamente in italiano e senza sentirsi in imbarazzo perchè chi suona ci propina banalità melense. I PAY continuano a dimostrare un’acutezza e un’intelligenza compositive nettamente superiore alla media, in parte debitrici ai maestri Skiantos, e addolciscono il suono e ritraggono le mediocrità di questa società con fini pennellate. “La conquista dell’universo”, “Zombies” e “Se le madri uccidono” fanno sogghignare per la cruda verità davanti alla quale i nostri ci piazzano, ma a dirla proprio come i PAY, “qui non c’è un cazzo da ridere”.

RumoreMaggio 2010
Barbara Santi Voto:7
I nostri sono una garanzia. Garanzia di divertimento puro e sicuro in chiave pop-punk-rock ma a sto giro anche vagamente a tratti ska. Comunque sempre loro: più onesti, coerenti, energici, fisici e freschi che mai. Su tutto galleggia il tiro e il testo spiazzante di “Non hanno niente da dire”, il frenetico cinismo di “Incondizionatamente”, la generosità solare di “Che quando balla”, l’incedere a fiato corto della necessaria “Le nuvole non bruciano mai” e il sarcasmo dai pochi peli sulla lingua di “Zombie”. Più ripuliti senz’altro ma trasparenti, diretti ed elettrici come sempre. Con un occhio attento all’estetica, come da tradizione, regalano una copertina e una serie di immagini che ben incorniciano e confezionano il tutto. Si aspetta il giro di concerti della bella stagione per goderseli appieno. con annessi “coup de theatre”.


mucchioit Giorgio Sala
Se mi consentite un piccolo preambolo il problema, se così possiamo chiamarlo, dei P.A.Y. è che visto il genere che fanno, ed il paese in cui son nati, sono “troppo”. Troppo intelligenti i testi e troppa cura nel fare le cose; tutte peculiarità che altrove sarebbero apprezzate e che invece qui rischiano di essere un handicap. L’equivoco forse potrebbe cadere con “La ragazza col coltello”, ovvero il ritorno ad un album convenzionale dopo l’avventura del concept di “Federico Tre”. Cinque anni senza un disco “vero” non son passati invano; una crescita musicale che ha portato i P.A.Y. a frequentare molto più i lidi dell’indie rock che non quel punk che è rimasto più come attitudine che non come suoni. E senza più l’obbligo di raccontare una storia sola anche le tematiche dei testi prendono direzioni impreviste: l’attualità vista di sbieco di “Se le madri uccidono”, la resa completa al proprio muscolo cardiaco di “Desdemona e il panico”, ma anche lo sguardo ironico di “La Conquista dell’Universo”. L’esperienza del mini “Elettro ’80” poi viene fuori nitida nella drum machine di “Zombies”, ed è un piacere vedere come un gruppo con la loro esperienza riesca ad avere una vivacità creativa che non ritrovo spesso nemmeno in gruppi all’esordio. Sarete anche “troppo”, ma andate benissimo così.

La stessa recensione è visitabile  nel numero On Line di “Fuori dal mucchio” potete leggerla QUI.